Un anarchico sta per morire

 

 Pavlos Nerantzis , ATENE, 3.12.2014 “Il Manifesto”

Grecia. Le autorità negano il permesso di studio al giovane detenuto Nikos Romanos, che digiuna da 25 giorni

http://ilmanifesto.info/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/12/09pol1-riapertura-grecia-fmi.jpg

Atene, scontri tra polizia e studenti

 © Reuters

 

 

In un paese in cui il governo, sot­to­messo ai desi­deri della troika, cal­pe­sta tutte le norme costi­tu­zio­nali e i valori umani, approva leggi di auste­rità — per sal­vare, come sostiene, «l’ eco­no­mia e il popolo», ma in realtà per ser­vire inte­ressi del capi­tale finan­zia­rio -, e crea una crisi uma­ni­ta­ria senza pre­ce­denti, scar­cera traf­fi­canti di droga e offre con­di­zioni di lusso in car­cere ai dete­nuti neo­na­zi­sti di Alba Dorata e a per­so­naggi poli­tici con­dan­nati per cor­ru­zione, c’è un gio­vane dete­nuto che ha chie­sto dalle auto­rità una cosa sem­plice: la pos­si­bi­lità di fre­quen­tare i corsi uni­ver­si­tari, come pre­vede la legge.
Solo che la giu­sti­zia greca, o meglio alcuni suoi giu­dici, fanno come il pre­mier Sama­ras e il suo vice Veni­ze­los: met­tono in mostra i loro abusi di potere e vio­lano lo stesso stato di diritto in nome della demo­cra­zia. Ieri il con­si­glio giu­ri­dico del Pireo ha rifiu­tato per la seconda volta la richie­sta di que­sto gio­vane anar­chico, il 21enne Nikos Roma­nos, al 25essimo giorno di scio­pero di fame. La vita di Roma­nos è ormai a rischio, ma nes­suno al governo ha preso fino a ieri l’iniziativa poli­tica di rispon­dere a una richie­sta: non solo per motivi uma­ni­tari, ma per­ché è del tutto legittima.

«Non pos­siamo inter­fe­rire con l’operato della giu­sti­zia. E’ colpa della legge», ha detto il mini­stro della Giu­sti­zia. E ha aggiunto che il governo sta ela­bo­rando un pro­getto di legge per con­sen­tire a Roma­nos di stu­diare dal car­cere via inter­net. Il gio­vane anar­chico ha però rifiu­tato, per­ché come fanno notare i suoi com­pa­gni «un per­messo per seguire un corso uni­ver­si­ta­rio è anche una boc­cata di libertà». Intanto cre­sce la rab­bia tra i gio­vani e così il rischio di una nuova ondata di vio­lenze e di pro­te­ste, come nel Dicem­bre del 2008 con l’ assas­si­nio del gio­vane Ale­xis Gri­go­ro­pou­los. Secondo alcuni media, Gri­go­ro­pou­los era amico intimo di Roma­nos ed è morto tra le sue braccia.

Mar­tedi scorso e ieri, oltre 5.000 per­sone, mal­grado il mal­tempo, sono scese in piazza ad Atene a soste­gno di Nikos Roma­nos e altri anar­chici dete­nuti, accu­sando l’autoritarismo dello stato e la vio­la­zione dei diritti umani. Alla fine della mani­fe­sta­zione, alcuni gio­vani hanno dato fuoco a cas­so­netti e auto par­cheg­giate nel quar­tiere di Exar­chia, molto vicino al Poli­tec­nico. Nel car­cere di Kory­dal­los ad Atene, 75 pri­gio­nieri si sono aste­nuti dal cibo in soli­da­rietà al dete­nuto anarchico.

Il caso di Nikos Roma­nos, arre­stato nel feb­braio del 2013 insieme con altri tre gio­vani dopo aver rapito una banca in un paese vicino alla citta di Kozani (nella Gre­cia set­ten­trio­nale), aveva subito evi­den­ziato, forse più di ogni altro arre­sto, il modo feroce con il quale la poli­zia tratta i gio­vani che ven­gono fer­mati o arre­stati durante mani­fe­sta­zioni. I mal­trat­ta­menti e le tor­ture sono all’ordine del giorno, oltre al fatto che viene impe­dito loro di incon­trare un avvo­cato e di comu­ni­care con i pro­pri geni­tori. Non a caso gli stessi gio­vani una volta lasciati liberi si lamen­tano spesso di avere forti stor­di­menti, dolori in testa, debo­lezza e san­gue nelle urine.
Dopo l’arresto di Roma­nos e dei suoi com­pa­gni, la poli­zia ha pub­bli­cato le foto dei loro volti tume­fatti, con evi­denti segni di mal­trat­ta­mento e di tor­tura, ma nes­suno nel governo ha chie­sto un’indagine, nem­meno quando la Lega Elle­nica per i Diritti Umani ha dichia­rato che spor­gerà denun­cia al Pub­blico mini­stero della Corte suprema. La Corte euro­pea dei Diritti umani ha peral­tro con­dan­nato decine di volte la Gre­cia: per casi di tor­tura e per uso ingiu­sti­fi­cato di vio­lenza, spesso raz­zi­sta, da parte degli agenti di poli­zia con­tro dete­nuti o sem­pli­ce­mente con­tro gio­vani fer­mati e tra­sfe­riti di forza alla sede cen­trale della poli­zia di Atene. Così è suc­cesso ieri con i gio­vani arre­stati durante gli scon­tri con i Mat, gli agenti della poli­zia in tenuta anti­som­mossa.
«In que­sti ultimi anni, gli anni dell’uragano dei memo­ran­dum e della fre­ne­sia anti-migratoria, i pestaggi, i mal­trat­ta­menti, le umi­lia­zioni dei dete­nuti da parte dei poli­ziotti ten­dono a diven­tare un feno­meno abi­tuale», denun­cia la Rete per i diritti poli­tici e sociali. E tutto ciò come rac­con­tano avvo­cati difen­sori, nel momento in cui in Gada, la stessa sede cen­trale della poli­zia «traf­fi­canti di dro­ghe e pap­poni di alto rango, sospetti di cri­mini molto gravi, senza essere amma­net­tati, aspet­tano il loro turno per essere inter­ro­gati, bevendo birre insieme ai loro amici».

Roma­nos si defi­ni­sce dete­nuto poli­tico e com­bat­tente anar­chico: «Ho agito per motivi poli­tici», ha detto durante il pro­cesso in cui è stato con­dan­nato a 15 anni di pri­gione. Ha preso il diploma in car­cere e poi ha dato gli esami, che tutti i greci con­si­de­rano molto dif­fi­cili, quasi «un’odissea per i gio­vani» per essere ammesso a un’università. Supe­rato l’ostacolo, Nikos non ha accet­tato i 500 euro come pre­mio dal mini­stro della Giu­sti­zia per essere stato ammesso: per­ché non vuole tra­dire le pro­prie idee. Chiede però il per­messo di stu­dio per fre­quen­tare i corsi uni­ver­si­tari, come pre­vede la legge. Dalla set­ti­mana scorsa, Nikos è all’ospedale di Genim­ma­tas dove i medici si rifiu­tano di appli­care l’ordine del giu­dice istrut­tore di ali­men­tarlo a forza. E vuole andare fino in fondo.